La cicala e la formica – ovvero la creatività

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Metafora di una vita dedicata alla creatività

Conosciamo tutti la favola di Esopo sulla cicala e la formica. Riassumendo:

La formica lavora e fatica tutta l’estate per mettere da parte le provviste per l’inverno. La cicala invece se ne sta sugli alberi a cantare. Con l’arrivo della stagione fredda, la cicala chiede aiuto alla formica, che si rifiuta di dividere con lei le provviste. 

Da piccolo ti insegnano che la formica è l’immagine del lavoro serio e metodico, che la cicala è una perdigiorno svogliata. Poi crescendo ti accorgi che c’è qualcosa di stonato. Non è forse un po’ troppo avara la formica? Un po’ troppo cattiva, nei confronti della cicala che il suo dovere – quello di cantare – lo fa e anche bene?

Non mi  è mai piaciuto l’atteggiamento della formica avara, le ho sempre preferito la cicala. La filastrocca “Alla formica” di Gianni Rodari dice così:

Chiedo scusa alla favola antica 

se non mi piace l’avara formica.

Io sto dalla parte della cicala

che il più bel canto non vende, regala.

Anch’io condivido il suo punto di vista. Non ce la faccio proprio a sacrificare il piacere e la bellezza di oggi per un lavoro metodico e ripetitivo.

La cicala con il suo canto allieta, regala emozioni agli altri. Perchè non dovrebbe cantare? È il suo lavoro, la sua arte. La formica invece è fatta per lavorare con fatica, in fila indiana, a testa bassa. Così come la cicala regala il suo canto agli altri, anche la formica dovrebbe condividere il suo lavoro.

C’è chi lavora bene quando qualcuno gli dice esattamente cosa fare e come farlo. C’è chi, invece, lavora bene quando ci può mettere qualcosa di suo in quello che fa.

Io appartengo alla seconda specie. Non sono fatta per fare il soldatino, io sono un capitano d’avventura. Non amo il metodo, le regole e gli schemi. Non amo la matematica e la chimica, io amo la letteratura e l’arte. Io amo provare, sperimentare, scoprire, vedere, assaggiare, immaginare.

Ma occorre tutto in questo mondo: la razionalità e l’immaginazione. C’è chi si vota all’altare della logica e della precisione, chi invece si dedica alla creatività e al sogno. E va bene così. Servono entrambi.

 

 

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