L’inglese e gli italiani

Standard

Molti amici stranieri mi hanno sempre preso in giro per il fatto che gli italiani non parlano inglese, o lo parlano male. Cercherò di ignorare il fatto che un italiano all’estero si riconosce da come è vestito, da come sbraita e da come è maleducato, per concentrarmi sulla amara verità che gli italiani non sanno l’inglese. Probabilmente mi attirerò le ire di coloro che invece parlano 7 lingue, ma l’avversione degli italiani per le lingue straniere è un fatto appurato. Ho spesso riflettuto su questa problematica. 

Sono arrivata a formulare due ipotesi.

  1. La scuola italiana non è in grado di formare gli studenti nell’apprendimento delle lingue straniere.

  2. Agli italiani non interessa minimamente imparare una lingua che non sia la loro, perché ritengono che l’Italia sia il paese più colto e bello del mondo e di conseguenza devono essere le altre persone a parlare italiano.

Forse sono soluzioni un po’ semplicistiche ma ritengo che entrambe contengano un fondo di verità.

Analizziamo la prima ipotesiI bambini in Italia studiano l’inglese dalla 1° elementare (ops, scuola primaria – maledetta gelmini!) e ciò dovrebbe rendere l’apprendimento più semplice, considerando la flessibilità mentale di un bambino di 6-7 anni. Invece no. Un bambino di 8 anni sa a malapena i colori o i numeri.

Ho conosciuto diversi bambini (olandesi e tedeschi) che, con mio stupore, parlavano inglese: anche se ad un livello molto elementare era possibile avere una conversazione. Come è possibile? Forse i mocciosi tedeschi sono più intelligenti di quelli italiani? O forse sono i metodi degli insegnanti italiani a non essere significativi?

La mia esperienza con gli insegnanti di inglese è delle peggiori, con l’eccezione di una maestra elementare australiana che parlava solo inglese. Le devo la base del mio inglese.

Medie: 4 insegnanti in 3 anni; nessuna competenza acquisita, forse l’uso del futuro e del past simple.

Biennio del liceo linguistico: 2 professori, che non ricordo di averli mai sentiti parlare inglese.

Triennio del liceo: letteratura inglese. Qui la storia cambia un po’, perché in 3a liceo si suppone che uno studente ormai l’inglese lo sappia e quindi si passa a studiare Shakespeare, Byron e Joyce. La professoressa, una delle migliori in simpatia e comprensione, aveva un accento clamorosamente toscana, ma le sue nozioni di letteratura sono state preziose all’università.

Insomma, dalla 1a media alla 5 liceo, avrò fatto un po’ di ascolto o visto un film in inglese una decina di volte. Non di più.

Qui è la base del problema. Una lingua straniera, per impararla, la si deve ascoltare, parlare, capire, non solo studiare la grammatica sui libri. C’è bisogno di tanta tanta pratica e un po’ di teoria. Ma si sa, l’istruzione italiana è molto accademica e poco pratica.

Opzione numero 2. Agli italiani non interessa imparare l’inglese, lo reputano una lingua difficile. Difficile? Ma se abbiamo imparato l’italiano, apprendere l’inglese dovrebbe essere una passeggiata. Infatti, l’italiano, in confronto all’inglese, è una lingua complicatissima: desinenze, tempi verbali, generi ecc. Certo, esistono anche nella grammatica inglese ma sono più semplici e meno vari. Pensiamo al verbo giocare, indicativo presente:

 Io gioco   I play

Tu giochi  You play

Egli gioca  He/She/It plays

Noi giochiamo  We play

Voi giocate  You play

Essi giocano  They play

Si nota immediatamente che, in inglese, il verbo rimane lo stesso, senza cambiare in base al genere o al plurale, e cambia solamente alla 3a persona plurale, aggiungendo la -s come suffisso.

Come è possibile non imparare l’inglese neanche da grandi dopo averlo “studiato” da piccoli? E poi con tutta la tecnologia che ci circonda, i videogiochi e l’uso di nomi inglesi al posto di quelli italiani, dovremmo essere tutti anglofoni. E invece no. Perché non ci interessa. Personalmente, io l’inglese l’ho imparato dalle canzoni e da internet quando ero alle medie. Odiavo la musica italiana e per capire cosa dicessero quei cantanti stranieri mi sono rimboccata le maniche ed incominciato a leggere testi, vedere film con sottotitoli ecc. Morale: si impara quando si è curiosi, quando si bramano nuove conoscenze, altrimenti si resta fermi mentre il mondo intorno a noi continua a girare.

Il settore del turismo è un esempio calzante. Molte persone straniere, che hanno visitato l’Italia e città come Roma o Firenze, si lamentano per la mancanza di persone che parlano inglese: camerieri, receptionist e commessi dall’inglese maccheronico. Eppure, qui, sta la chiave di un paese turistico efficiente e su questo settore dovrebbe puntare l’Italia: abbandonare la pretesa di essere un paese industriale e dedicarsi anima e corpo ad accogliere i turisti, investendo nel proprio patrimonio artistico, così da evitare crolli e cedimenti dei suoi momenti, come è avvenuto a Pompei.

3 pensieri su “L’inglese e gli italiani

  1. 🙂 Leggo questo post per caso, e concordo su tutto!!! Ho notato soprattutto questa ” presunzione” di tante persone , quando vanno all’estero , necessitano proprio di qualcuno che parli italiano e non si sforzano neanche di provare ad esprimersi in una lingua che non sia la loro , non gli interessa!

    • Ciao Gaia, grazie per l’attenzione! E’ una presunzione frequente… che caratterizza anche i francesi! Vengono qua in Italia, non si sforzano minimamente di parlare italiano nè inglese: neanche un buongiorno e un grazie!

  2. Francesco

    Anch’io sono capitato qua per caso…la mia opinione è che l’inglese a scuola viene fatto da cani rabbiosi (e chiedo scusa ai cani rabbiosi), spesso da insegnanti non qualificati che sanno poco o nulla della lingua. Basti la mia esperienza personale: della prof. delle elementari non mi ricordo nemmeno il volto, mentre mi ricordo tutte le prof. delle altre materie; il prof. delle medie era un siciliano che parlava l’inglese con un fortissimo accento palermitano, e credo sapesse di grammatica quanto ne sapevamo noi allievi; al liceo avevamo una balbuziente che non c’era praticamente mai…morale della favola: finita la scuola avevo un livello infimo di inglese, che sono riuscito a migliorare solo dopo tantissimi sforzi, esattamente come hai fatto tu (film, canzoni, documentari in lingua, etc…). Tuttavia, quando mi trovo a parlarlo, benché io sappia molti vocaboli, mi trovo sempre un po’ in difficoltà, proprio perché durante la scuola dell’obbligo non sono stato abituato a fare conversazione. Altra minchiata: si fanno esercizi su esercizi grammaticali, e non si fa conversazione, metodo demenziale per una lingua come l’inglese. Per finire, mettici pure che la maggior parte degli italiani quasi non legge libri e non ha alcun interesse verso fatti culturali (figurati per quelli stranieri), e capirai perché nessuno parla l’inglese…

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...