Italy, love it or leave it

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Sicuramente, tutti sarete venuti a conoscenza delle critiche che si è attirato il premier Monti a causa delle sue dichiarazioni sui giovani ed il posto fisso. Trovo la sua affermazione un po’ superficiale: la maggior parte dei giovani non è alla ricerca di un posto fisso ma di lavoro, un lavoro che non c’è. Un contratto a tempo indeterminato è un miraggio per molti, ma anche un posto a tempo determinato di un anno rappresenta una meta ambita. Il signor Monti dovrebbe navigare sui siti di offerte di lavoro per farsi un’idea: procacciatori, agenti, centralinisti, addetti di call center. Niente di più, lavori senza prospettiva, che non danno soddisfazioni e dove l’apporto personale non esiste. Lavori che puoi fare per un paio di anni, ma non tutta la vita.

Ritornando alla questione del posto fisso, personalmente penso anch’io che sia noioso fare lo stesso identico lavoro per tutta la vita. Cambiare è sinonimo di intelligenza e flessibilità e dà la possibilità di acquisire competenze da poter utilizzare in mansioni anche molto diverse da loro.

La dichiarazione di Monti è indicativa di quanto la politica sia distante dalla realtà, di quanto i politici, nella loro campana di vetro, non conoscano le necessità del popolo italiano. Parlano di spread, rating, debiti, ma praticamente cosa fanno per la disoccupazione giovanile? La disoccupazione giovanile fa paura, significa che nessuno è disponibile ad investire sulle qualità dei giovani. Il mondo è dei giovani, perché hanno la voglia di cambiarlo, perché ci sono dentro e lo vivono. Un 60enne (non me ne voglia) possiede una visione del mondo completamente diversa da quella di un ragazzo, a volte una visione molto lontano da quella che è invece la realtà. Un’idea  di un ragazzo di nome Mark Zuckerberg sarebbe risultata incomprensibile ad un “vecchio”.

Le aziende richiedono esperienze che è impossibile avere, dato che nessuno si prende la briga di scommettere, di investire su un ragazzo in gamba, che ha voglia di fare. E allora qual’è l’alternativa? Lasciare l’Italia (e comportarsi da disertori come sostiene Andrea Camilleri) o creare da soli qualcosa di nuovo, qualcosa che amiamo e in cui crediamo. La prima alternativa è molto facile, la seconda molto difficile. Non tutti possono permettersi di essere imprenditori di se stessi, vuoi per motivi economici, vuoi per motivi geopolitici. Io voglio restare qui, perchè questa è la mia terra, qui sono nati i miei nonni e miei bisnonni, qui io voglio diventare giornalista, qui voglio vedere un giorno la mia famiglia.

Per chi non lo conoscesse consiglio il documentario “Italy: Love it or Leave it” di Luca Ragazzi e Gustav Hofer, già autori di “Improvvisamente l’inverno scorso”. Di seguito link di una intervista ai due autori: http://www.grazia.it/magazine/interviste/Luca-Ragazzi-e-Gustav-Hofer-Mettetevi-in-viaggio-c-e-l-italia-da-salvare

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