Vivere la città. La sicurezza negli spazi urbani nella dimensione di genere

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Ma con queste notizie – scrive Italo Calvino in “Le città invisibili”non ti direi la vera essenza della città: perché mentre la descrizione di Anastasia non fa che risvegliare i desideri uno per volta per obbligarti a soffocarli, a chi si trova un mattino in mezzo ad Anastasia i desideri si risvegliano tutti insieme e lo circondano. La città ti appare come un tutto in cui nessun desiderio va perduto e di cui tu fai parte, e poiché essa gode tutto quello che tu non godi, a te non resta che abitare questo desiderio ed esserne contento. Tale potere, che ora dicono maligno ora benigno, ha Anastasia, città ingannatrice”. Anastasia è una città che non esiste, non è collocata in uno spazio geografico, non possiede una memoria storica. È un estraniamento geopolitico, che può realizzarsi solo nel filone fantastico della produzione letteraria calviniana. Eppure Anastasia — una delle città invisibili, contraddistinte da nomi femminili — è vera o, perlomeno, verosimile, nel suo descrivere poeticamente il rapporto tra il luogo e i suoi abitanti, con tutti i desideri e i disinganni che ne conseguono, le gioie e le sofferenze. E tra le sofferenze e i disagi che affliggono le nostre città c’è il problema della sicurezza urbana, che è senza dubbio uno dei più importanti del nostro tempo poiché la città è il luogo dove si forma il senso di sicurezza che percepiamo.

La sicurezza è un tema dominante della vita quotidiana di un gran numero di donne e uomini; è oggetto di grande attenzione da parte dei media; è argomento di servizi, dibattiti, programmi politici e campagne elettorali. Ma la città offre opportunità e pericoli diversi agli uomini e alle donne. Lo spazio e l’interesse dedicato agli episodi di violenza, che si registrano nelle strade delle città, nei parchi, sui mezzi pubblici, si ampliano quando le vittime sono donne, accentuando la lettura enfatizzata e schematica, avulsa dal contesto situazionale e povera di elementi che possano aiutare a capire la complessità del problema. Sintetizzando i risultati di ricerche svolte negli ultimi anni, anche in Italia, si può tranquillamente affermare che “una città sicura per le donne è una città sicura per tutti, mentre una città sicura per gli uomini non è detto che lo sia anche per le donne”. L’enfatizzazione degli episodi violenti e delle loro conseguenze contribuisce, in realtà, a rafforzare il clima e la percezione soggettiva d’insicurezza che colpisce maggiormente le persone che hanno meno strumenti di contrasto della violenza quali i bambini, i disabili, gli anziani e, trasversalmente, le donne. Poco spazio viene invece dedicato agli interventi positivi – propositivi e non repressivi – di contrasto alla violenza e di creazione di clima di sicurezza che sono stati realizzati in molte nostre realtà urbane e la cui rappresentazione potrebbe contribuire a rafforzare la fiducia. Inoltre, si tende a confondere la violenza di cui molte donne sono vittime con il clima di insicurezza e di paura che nella maggior parte dei casi non deriva da esperienze traumatiche effettivamente vissute (esperienze di vittimizzazione) ma piuttosto dalla percezione soggettiva del rischio possibile.

Nella mia tesi prendo in considerazione la differenza di risultati e di problematiche che emergono analizzando il problema della sicurezza urbana nei luoghi pubblici adottando una prospettiva di genere e come la struttura dello spazio pubblico può contribuire a ridurre la paura, con un lavoro sui casi di violenza negli spazi pubblici urbani nella provincia di Firenze.

La mia tesi vuole porsi come indagine sul problema della sicurezza urbana e come questa possa essere conservata o raggiunta, adottando degli approcci che tengano in considerazione la dimensione di genere. Applicare un’ottica di genere all’ambiente urbano significa innanzitutto chiedersi se le città sono progettate per donne e uomini di ogni età, reddito e razza o non invece per rispondere ai bisogni di pochi. Nella maggior parte dei casi si rileverà che l’assenza di attenzione al problema non ha dato luogo a città neutre ma a città maschili, pianificate e costruite in modo funzionale a uomini mediamente giovani, benestanti, lavoratori e con poche responsabilità familiari.


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