La demistificazione dell’artista

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CHI SONO? ( da Poemi, 1909 )

Son forse un poeta?
No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell’anima mia:
“follia”.
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore la tavolozza dell’anima mia:
“malinconia”.
Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c’è che una nota
Nella tastiera dell’anima mia:
“nostalgia”.
Son dunque…che cosa?
Io metto una lente
Davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell’anima mia.

Aldo Palazzeschi

Il poeta perde ruolo e importanza sociale, si ritrae su se stesso..melanconia e nostalgia lascerebbero intuire una sofferta psicologia crepuscolare. Ma l’identificazione metaforica con cui Palazzeschi connota il poeta è nuova, caricaturale, parodistica e un po’ surreale. L’artista, che apre il suo cuore al pubblico, evidenziando gli stati dell’animo suo quasi con una lente, diviene saltimbanco, clown, sbeffeggiatore irriverente e trasgressivo, libero ed eversivo, imprevedibile. L’instabilità e la libertà irrequieta sono la cifra distintiva del nuovo poeta. Ma il poeta giullare è l’unico attore, nel dramma della realtà, che può dire la verità, può minare il potere dei forti con le sue battute dietro la sua maschera di follia. è il giullare di Re Lear, il folletto Puck, Ofelia, gli unici essere dotati di buon senso nell’universo shakespeariano. Cos’è mai la follia? E’ una delle tante maschere, ma essa ha la capacità di staccarsi dalla dimensione mondana sconnettersi dai legami sociali e usare un suo linguaggio capace di amplificare tutto ciò che la circonda e ciò che ha dentro.

Il poeta ha perso l’alloro, gli è caduto nel fango e non l’ha più raccolto.Se la demistificazione dell’artista è iniziata alla fine del XIX secolo e si è protratta fino al cubismo passando per tutte le Avanguardie storiche, oggi invece assistiamo a una rinascita dell’artista. Tutti siamo artisti potenziali fotografi, poeti, musicisti, pittori, stilisti. La cultura di massa, l’industria culturale hanno tagliato i ponti con l’alloro dei poeti, che stavano là in alto, “a scagliare ancora una volta la loro sfida alle stelle” o che si tuffavano “nell’abisso, inferno o cielo non importa, giù nell’ignoto per trovarvi del nuovo”. L’artista non è più colui a contatto con il sublime, con l’altra dimensione di verità, l’artista è quello seduto a fianco a noi sul treno o in televisione. La cultura di massa prodotta dai mezzi di comunicazione (anch’essi di massa), taglia le barriere di classe, c’è la ricerca di un minimo comune denominatore. I messaggi dei media diventano denominatori comuni, tendenza a omologare e omogeneizzare.L’ Arte si fa merce, si reifica, l’ idea già presente nel Romanticismo e nelle Avanguardie. Se tutto è bianco come si fa a dire cos’è il nero?

e quindi se tutti sono artisti chi può dire di esserlo veramente?

PERDITA D’AUREOLA ( “Lo Spleen di Parigi” 1860 ?)

– Oh! Come! Voi qui, caro? Voi in questo luogo malfamato? Voi, il bevitore di quintessenze! Voi, il mangiatore d’ambrosia! Davvero, ne sono sorpreso!
– Mio caro, vi è noto il mio terrore dei cavalli e delle carrozze. Poc’anzi, mentre attraversavo il boulevard in gran fretta, e saltellavo nella mota, in mezzo a questo mobile caos, dove la morte arriva al galoppo da tutte le parti ad un tempo, la mia aureola, ad un movimento brusco che ho fatto, m’è scivolata giù dalla testa nel fango del selciato. Non ho avuto il coraggio di raccoglierla. Ho giudicato meno sgradevole il perdere la mia insegna che non farmi fracassare le ossa. E poi, ho pensato, non tutto il male vien per nuocere. Ora posso andare a zonzo in incognito, commettere delle bassezze e abbandonarmi alla crapula come i semplici mortali. Ed eccomi qui, assolutamente simile a voi, come vedete!
– Dovreste almeno fare affliggere che avete smarrita codesta aureola, o farla reclamare dal commissario.
– No davvero! Qui sto bene. Voi solo mi avete ravvisato.
D’altronde, la grandezza m’annoia. E poi penso con gioia che qualche poetastro la raccatterà e se la metterà in testa impudentemente.
Render felice qualcuno, che piacere! E soprattutto render felice uno che mi farà ridere! Pensate a X, o a Z!…Eh? che cosa buffa, sarà!…

Charles Baudelaire

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