Quello che so sui Mondiali di calcio

Non mi piace il calcio. Non lo capisco e mi annoia. Mi fa anche un po’ arrabbiare il business che c’è dietro.

A me piacciono le partite sul cemento, quelle tra piccoli paesi nei campetti del prete, le partitelle sui prati dove tutti si gioca contro tutti.

E anche quest’anno, invece, mi tocca sorbirmi il clima “Mondiali di calcio”. Non discuterò sulla scelta controversa di farli ospitare dal Brasile, ci vuole un’analisi più profonda.

Discuto invece sull’ITALIANITÀ che improvvisamente sorge nei cuori della gente. Bandiere alle finestre, smalto con il tricolore, magliette, makeup verde bianco rosso. Ci sentiamo italiani solo quando gioca la nostra Nazionale di calcio.

Il 25 aprile non siamo italiani, perchè c’è ancora chi dice che è una festa faziosa e partigiana. C’è anche chi non festeggia il 2 giugno, perchè non approva le parate militari.

Invece, sul calcio, andiamo tutti d’accordo. I fischi e la banane che fino a ieri venivano lanciati contro Balotelli oggi non esistono più, perchè lui è “SuperMario che ha fatto goal”.

Io del calcio mi ricordo i Mondiali di Italia ’90. Avevo solo 3 anni. Eppure mi ricordo la canzone di Bennato e dalla Nannini e la cantavo anche, senza capire le parole. Ma era bella, perchè anche se si era in casa, quando si sentiva quella canzone sembrava di essere allo stadio. Mi ricordo che il mio babbo aveva il vinile.

Ieri c’era Shakira. Oggi Pitbull.  Queste sono le colonne sonore che parlano del calcio oggi. E non mi piacciono. A me piacciono “dagli spogliatoi escono i ragazzi, e siamo noi”.

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Sogno una Silicon Valley in Italia

Perchè non c’è una Silicon Valley italiana? Perchè è così difficile in Italia (ri)innovare?

Sogno una Silicon Valley italiana. Un luogo dove si può pensare diverso. Dove si può rischiare, sbagliare e ricominciare da capo. Dove chi ha un’idea può trovare qualcun altro che ci creda insieme a lui. Sogno un luogo dove davvero si può cambiare il mondo, partendo dal basso, dal nulla.

Una Silicon Valley in Italia, dove ci sono persone con competenze diverse ma tutte creative, in movimento e utilissime per il tuo progetto: ingegneri, sviluppatori, comunicatori, esperti di marketing, commercialisti, avvocati, business angel.

Perché in Italia non c’è una Silicon Valley? Eppure si sa, siamo un popolo di creativi, di artisti, siamo preparati benissimo dalla nostra Università ma… qua non c’è futuro, non si mettono in pratica le idee e ce ne andiamo all’estero. Il motivo? Perché ci manca la mentalità. Siamo immobili, lenti, troppo lenti ai cambiamenti, come la nostra bellissima lingua. Diffidiamo del nuovo come dello straniero, ma siamo pazzi per Facebook e gli smartphone.

Siamo un paese dove i dirigenti, i politici, gli investitori appartengono a vecchie generazioni che non capiscono, non vedono, non intuiscono la potenza scaturita da una nuova app, da un nuovo sistema, da un accesso wifi. E quell’idea forse mediocre, forse buona, forse geniale rimane troppo spesso un sogno nel cassetto. Oppure se ne vola all’estero insieme alla mente che l’ha pensata. Ed è l’Italia, il futuro del nostro paese, che ci perde.

Sogno una Silicon Valley dove qualcuno creda in te e nella tua idea, dove ci si può rialzare dalla caduta, dove finalmente si è riusciti a cambiare mentalità: perché “il futuro appartiene a chi crede nella bellezza dei propri sogni” (Eleanor Roosevelt).

 

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La cicala e la formica – ovvero la creatività

Metafora di una vita dedicata alla creatività

Conosciamo tutti la favola di Esopo sulla cicala e la formica. Riassumendo:

La formica lavora e fatica tutta l’estate per mettere da parte le provviste per l’inverno. La cicala invece se ne sta sugli alberi a cantare. Con l’arrivo della stagione fredda, la cicala chiede aiuto alla formica, che si rifiuta di dividere con lei le provviste. 

Da piccolo ti insegnano che la formica è l’immagine del lavoro serio e metodico, che la cicala è una perdigiorno svogliata. Poi crescendo ti accorgi che c’è qualcosa di stonato. Non è forse un po’ troppo avara la formica? Un po’ troppo cattiva, nei confronti della cicala che il suo dovere – quello di cantare – lo fa e anche bene?

Non mi  è mai piaciuto l’atteggiamento della formica avara, le ho sempre preferito la cicala. La filastrocca “Alla formica” di Gianni Rodari dice così:

Chiedo scusa alla favola antica 

se non mi piace l’avara formica.

Io sto dalla parte della cicala

che il più bel canto non vende, regala.

Anch’io condivido il suo punto di vista. Non ce la faccio proprio a sacrificare il piacere e la bellezza di oggi per un lavoro metodico e ripetitivo.

La cicala con il suo canto allieta, regala emozioni agli altri. Perchè non dovrebbe cantare? È il suo lavoro, la sua arte. La formica invece è fatta per lavorare con fatica, in fila indiana, a testa bassa. Così come la cicala regala il suo canto agli altri, anche la formica dovrebbe condividere il suo lavoro.

C’è chi lavora bene quando qualcuno gli dice esattamente cosa fare e come farlo. C’è chi, invece, lavora bene quando ci può mettere qualcosa di suo in quello che fa.

Io appartengo alla seconda specie. Non sono fatta per fare il soldatino, io sono un capitano d’avventura. Non amo il metodo, le regole e gli schemi. Non amo la matematica e la chimica, io amo la letteratura e l’arte. Io amo provare, sperimentare, scoprire, vedere, assaggiare, immaginare.

Ma occorre tutto in questo mondo: la razionalità e l’immaginazione. C’è chi si vota all’altare della logica e della precisione, chi invece si dedica alla creatività e al sogno. E va bene così. Servono entrambi.

 

 

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Basta con questi vecchi “innovatori digitali”

Partiamo dal presupposto che non si può essere funky a 50 anni.  Non si può fare l’innovatore digitale a 50 anni.

Sono stanca di vedere e sentire sempre i soliti “digital strategist”: siete una casta, come quella dei politici, dei giornalisti, degli avvocati! In Italia, tutto è casta… come si fa per farne parte? Dai 40 anni in su ci si entra per diritto, se si ha un minimo di specializzazione in qualunque settore. Voi “innovatori digitali”, esperti in comunicazione digitale, andate dovunque, scrivete dovunque (dai blog ai quotidiani fino ai libri), parlate dovunque (dagli eventi di settore a quelli del turismo) solo perchè avete iniziato a lavorare nei software negli anni ’80.

Il mondo va avanti, specie quello del digital. Siete vecchi, miei cari. Non avete più niente da dire, rimanete sempre un pochino indietro perchè, per stare al passo, vi manca il fiato.

Largo ai giovani, basta con questa casta! Siete autoreferenziali ai massimi livelli, siete così noiosi. Fate un passo indietro, chiudete la porta per un po’, non rispondete sempre al telefono, non postate così su twitter.

Ho solo 26 anni e non vi posso più vedere. Io, di evangelisti, ne conosco solo 4. E non mi venite a raccontare niente sul web: io ci sono nata e non mi frega sapere di quello che è successo dal ’90 ad oggi nella rete. La rete è ora e subito. La rete siamo noi. Limitatevi a dire la vostra ogni tanto, senza presenziare qualunque evento da Aosta a Palermo.

Ah, un’altra cosa. Tagliatevi i capelli, toglietevi gli occhiali da nerd e le sneaker. Siete anche un po’ ridicoli.

M3M3

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Basta con le grandi navi in laguna!

STOP ALLE GRANDI NAVI NEL BACINO DI SAN MARCO A VENEZIA!

Il 13 gennaio 2012 la Costa Concordia si schianta sugli scogli dell’isola del Giglio.

Il 7 maggio 2013 un enorme mercantile si schianta contro il porto di Genova.

Cosa abbiamo imparato? Nulla. Questo dimostra che dagli errori non si impara proprio nulla.

Il 21 settembre ben 12 grandi navi transiteranno nel bacino di San Marco a Venezia. Vogliamo parlarne? Venezia è una città con gravi problemi di inquinamento marino, paragonabile a quello di Pechino; una città ormai svuotata dei suoi abitanti, piena zeppa di turisti mordi-e-fuggi che comprano inutili e pacchiani gadget fatti in Asia e che non portano nessun benefici agli artigiani locali. E i nostri governanti cosa fanno? Scavano canali più profondi per far transitare queste navi-mostri. Perché? Chiamiamole lobby, chiamiamola mafia… dietro ci sono interesse milionari, caste di sedicenti amministratori delegati e politici condiscendenti. A discapito delle nostre bellezze e di noi cittadini.

L’Italia dovrebbe lasciar perdere il turismo crocieristico, puntare non sulla quantità ma sulla qualità: quali benefici porta un turista che se ne sta 2 ore a Venezia poi parte per Firenze e infine finisce a Roma? Stiamo stuprando le nostre città.

 

 

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5 motivi per cui amo il Salento

Quest’anno, dopo esserci stata nel 2012, sono tornata nel Salento. E dopo averlo conosciuto ancora un po’ meglio sono pronta a spiegare perchè amo quella terra.

  1. IL MARE: Abito in Toscana, anche qui il mare (in alcuni tratti della costa) è bello. Però ormai ho visitato praticamente ogni anfratto e io ho bisogno di cambiare. Il mare del Salento è bellissimo, azzurrissimo, vivo, colorato… Il mare delle spiagge, il mare degli scogli, il mare delle grotte ti sorprende sempre. E poi in Salento non c’è l’invasione degli stabilimenti balneari come, per esempio, in Versilia: si può scegliere se prendere un ombrellone oppure distendersi sulla sabbia con asciugamano perchè spiagge libere ancora ce ne sono.
  2. LA CAMPAGNA: E’ strano, anche la campagna può “assomigliare” a quella toscana: uliveti e vigneti. Ma solo queste piante rendono simili due paesaggi che sono completamente diversi. In Salento, anche nell’entroterra si sente sempre l’odore del mare, il vento che soffia da est o da ovest porta il sale del mare che circonda il tacco d’Italia.
  3. IL CIBO E IL VINO: Pomodori, mozzarella, cozze, polpettine, pittule, polpo, sagne torte, pesce, friselle, pasticciotti, ricci, fave e fagioli in pignatta e chi più ne ha più ne metta, con un bel bicchiere di Negramaro o di rosato fresco. La cucina è autentica e genuina: quando si mangia la frutta e la verdura si riscoprono i sapori di quando erano i nonni che curavano l’orto e raccoglievano le primizie di stagione. Per non parlare del pesce… freschissimo!
  4. LA MUSICA: Mi vengono in mente poche parti d’Italia dove la musica e i balli sono così radicati nelle tradizioni e nella cultura. Noi non abbiamo un ballo tradizionale “toscano” (o per lo meno non è più trasmesso di generazione in generazione)… mentre in Salento ho visto ballare grandi e piccoli al suono della pizzica, che non può che coinvolgere anche noi “stranieri”. Un ballo antico, legato a leggende che toccano riti pagani e riti cristiani, musica, medicina, psichiatria, estetica, mitologia.
  5. IL REGGAE: “Incredibile!” pensavo, quando leggevo che il Salento era chiamato la Giamaica d’Italia. “Cosa c’entra?” mi chiedevo. Poi ci sono stata e l’ho visto con i miei occhi, anzi l’ho sentito con le mie orecchie. Al supermercato, in trattoria, al pub, sul mare: dappertutto gli stereo buttano ritmi in levare, siano di dancehall, di reggae, di ska, di rocksteady. Perchè? Non lo so. Forse perchè la gente del Salento quando balla, balla davvero con il cuore e con l’istinto? Perchè è una musica che ispira, perchè sa di mare e di sole? Non lo so il perchè. Anzi, invito gli amici salentini (che considero dei fratelli per affinità) a spiegarmelo… il prossimo post potrebbe essere “Fenomenologia del reggae in Salento?”

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Il turismo in Italia: #amoreodio

Lunedì 17 giugno c’è stato l’incontro di Montelupo Demo Lab su turismo e cultura “Cool-Turistica” (titolo un po’ fuorviante, nè convengo!). L’argomento è senza dubbio molto sentito: viviamo in Toscana una delle zone più amate dai turisti, dove ogni paese, anche piccole, ha le sue attrazioni. Ma… c’è un ma. Montelupo, sebbene non sia un centro come Vinci o Montaione, ha senza dubbio le sue bellezze: il problema è che non vengono valorizzate. Nella Villa Medicea c’è l’OPG, al Museo della Ceramica vanno in visita i bambini delle scuole annoiandosi a morte. Quello che manca, a Montelupo ma anche in Italia in generale, non c’è la cultura della valorizzazione: per noi la cultura è qualcosa di austero, serio, buio… e i musei non possono accogliere famiglie, nè far divertire i bambini, nè diventare un centro pubblico dove incontrarsi. I musei sono una cosa seria. Sì, ma possono essere colorati, divertenti, emozionanti, istruttivi! E’ questo che ci manca: la cultura non la sentiamo “nostra”. Dovremmo capire che è il nostro patrimonio, le nostre radici, che non andremo mai da nessuna parte senza di loro perchè siamo fatti di quella cultura. Siamo i nipoti di pittori, santi, poeti, architetti, scienziati, inventori, santi e navigatori! Noi siamo loro! Siamo così circondati di bellezza che a volte non ce ne accorgiamo neanche! Ce l’abbiamo proprio negli occhi, la bellezza! Il buffo è che invece passiamo il tempo a vedere la bruttezza, la bestialità, la volgarità della TV!